Diego Luschi

29.01.2020

Diego Luschi, nato a Livorno il 17 giugno 1984, è laureato in Storia contemporanea all'Università degli Studi di Pisa. Ha una profonda passione per le discipline umanistiche come la filosofia, la letteratura e l'arte.
Ha pubblicato nel 2009, con A. Sacco Editore, Una voce dal basso. A gennaio 2020 è uscito il suo romanzo Vi sento. L'arte di Amedeo Modigliani uscito per il centenario della morte dell'artista. 

Da quasi un anno ho avviato una serie di letture poetiche aperte a tutti sul mio canale Youtube con uscite settimanali. L'appuntamento è ogni domenica alle 20.30.

Vi sento ha ricevuto commenti positivi da Dario Ballantini, messo poi in quarta di copertina, e successivamente da Carlo Pepi, il più importante esperto e critico di Modigliani a livello mondiale, da sempre impegnato nella lotta ai falsari.

Il romanzo ha ricevuto inoltre moltissime recensioni su blog, social, riviste online (come traccedistudio.it), ed è valso all'autore la bella intervista apparsa sul Wall Street International Magazine a ottobre del 2020. 

Vi sento. L'arte di Amedeo Modigliani di Diego Luschi


Il romanzo si apre nel 1910 con i pensieri di Modigliani sulla Parigi che sta vivendo, sulla moltitudine di maschere che si ritrova a studiare, disegnare e scolpire. Modigliani è uno scultore e il suo lavoro pian piano si sta arricchendo di nuovi spunti e riflessioni. Conosce Anna Achmatova, la futura poetessa russa, e i due intraprendono una relazione viscerale ma quanti amori può contenere un solo corpo? L'arte per entrambi è più forte del resto e un giorno la poetessa farà ritorno a Carskoe Selo. I continui flashback mostrano pian piano l'evoluzione artistica e i pensieri, le difficoltà di un giovane Modigliani a Livorno, Firenze e Venezia. L'esposizione degli Indipendenti del 1912 è una grande delusione, aumentata dal precario stato di salute. Il 1913 è il momento di un secondo soggiorno nella sua Livorno ed è proprio in questo periodo, passato in maggior parte a Pietrasanta a scolpire il marmo monumentale, che capirà che la tubercolosi è un ostacolo insormontabile per la sua scultura e che servirà un cambio di passo o morirà.
Durante il viaggio di ritorno a Parigi capisce che deve trasportare tutto nella pittura. La guerra è alle porte e l'omicidio di Juan Juarés, attivo pacifista, è l'occasione d'incontro con un vecchio pescatore di Marsiglia, amico del nonno, che lo sprona a continuare, a non arrendersi, a cercare dentro di sé quel dono di saper mettere a nudo le persone, capendone le difficoltà, le malinconie, le miserie, che ogni vita inevitabilmente si porta dietro.